Ciò che resta: qualità, artigianalità e visione con Guglielmo Miani
Ci sono imprenditori che guidano un’azienda e altri che ne custodiscono un’eredità. Guglielmo Miani appartiene a questa seconda categoria. Presidente di Larusmiani, una delle più prestigiose maison italiane del lusso maschile, da oltre un secolo porta avanti una visione fondata sulla qualità assoluta, sulla cultura del dettaglio e su un’idea di eleganza che va oltre la moda e attraversa il tempo. In questo dialogo con Genius, una riflessione sul significato contemporaneo del lusso, sul valore dell’autenticità e sul futuro dell’artigianalità, guardiana del bello e del saper fare.

Larusmiani è molto più di un marchio: è una storia che attraversa oltre un secolo di Milano. Quando si eredita un nome così importante, pesa di più la responsabilità di conservarlo o il coraggio di cambiarlo?
104 anni sono tantissimi, soprattutto se si pensa a quanti cambiamenti ci sono stati nell’ultimo secolo. Quello che in Larusmiani non è mai cambiato è il modo di fare le cose. Mi riferisco alla qualità assoluta e all’ossessione per il dettaglio: un approccio che nasce dalla volontà di continuare a creare prodotti ai massimi livelli. Tutto questo si fonda su una conoscenza profonda del prodotto, che affonda le radici nella vera alta sartoria maschile, ma anche in quella tradizione che Aldo Lorenzi ha trasmesso a me e a Larusmiani attraverso quel meraviglioso universo di accessori che noi chiamiamo “Gentlemen Essentials”. Conservare questo patrimonio è fondamentale, ma lo è altrettanto introdurre elementi di freschezza, sperimentando nuovi materiali, dai tessuti al carbonio per gli accessori, e continuando così a far evolvere il nostro linguaggio.
Oggi la parola “lusso” viene utilizzata per qualsiasi cosa. Secondo lei, qual è la differenza tra lusso ed esclusività? E soprattutto, qual è la differenza tra lusso ed eleganza?
Lusso ed esclusività sono, a mio avviso, la stessa cosa. Purtroppo, negli anni, la parola “lusso” è stata usata anche per descrivere prodotti e marchi presenti in migliaia di punti vendita nel mondo e che realizzano un prodotto medio, non di altissimo livello: per me quello non è lusso. L’eleganza, invece, non è necessariamente sinonimo di lusso. È qualcosa che ha a che fare con valori e canoni estetici. Una cosa elegante può essere anche un semplicissimo tavolo su una spiaggia o una matita. Se vogliamo rapportarla al mondo del lusso, credo che negli ultimi anni l’eleganza abbia ricevuto meno attenzione da parte del settore. Continuo però a pensare che sia un tratto fondamentale del vestirsi e del vivere la quotidianità, nella semplicità delle cose, e non necessariamente nel loro contrario.
Da Presidente del MonteNapoleone District osserva Milano da una prospettiva privilegiata. La città sta vivendo una trasformazione straordinaria, ma qualcuno sostiene che stia diventando sempre meno milanese. Milano sta crescendo o rischia di perdere una parte della propria anima?
Milano si è sicuramente evoluta molto negli ultimi anni ed è parte di una metamorfosi continua. Spero che questa evoluzione non cancelli alcuni tratti tipici della milanesità e della nostra città: sta anche a noi preservarli e mantenerli vivi.

Lei frequenta imprenditori, artigiani, collezionisti, designer, creativi. Chi sono oggi, secondo lei, i veri custodi del Made in Italy? Chi sta davvero costruendo il futuro dell’eccellenza italiana?
Credo che chi continua a mettere il denaro al primo posto stia purtroppo sgretolando, poco alla volta, tutto il valore costruito negli ultimi 50, 100 anni. Mi auguro che gli imprenditori possano rivedere le proprie priorità, comprendendo che l’arte del bello e del ben fatto debba tornare a essere il valore assoluto: il denaro deve venire dopo. Questo vale per i prodotti, ma anche per le esperienze, come quelle legate al mondo dell’hospitality o degli eventi.
È un appassionato e collezionista di automobili. Che cosa cerca davvero quando sceglie un’automobile? La tecnica, la bellezza, la storia o l’emozione?
Per me l’auto racchiude l’essenza di tutto ciò che amo: l’ingegneria, la maestria, l’innovazione, il design, i materiali, i colori e quell’aspetto dinamico che la rende qualcosa di vivo, capace di regalare emozioni davvero speciali e uniche. È per questo che scelgo le auto in base a tutti questi valori.
Oggi tutto sembra dover essere accessibile, immediato e replicabile. Lei, invece, ha costruito la sua vita professionale attorno a ciò che è raro, richiede tempo e non può essere copiato. Pensa che il vero lusso del futuro sarà possedere oggetti straordinari o riuscire ancora a riconoscere il valore dell’autenticità?
I veri collezionisti continueranno a cercare solo oggetti straordinari e, al tempo stesso, autentici.
Se dovesse scegliere un solo oggetto capace di raccontare chi è Guglielmo Miani — non il Presidente, non l’imprenditore, ma l’uomo — quale sarebbe? E perché?
Sicuramente un’automobile!
Lasciamo per un momento il Presidente, l’imprenditore e il custode di un marchio storico. È il momento di conoscere l’uomo, attraverso un botta e risposta fatto di istinto, passioni e piccole confessioni.

Il miglior consiglio ricevuto da suo padre?
Sii sempre onesto.
L’auto che non venderebbe mai. E quella che che rappresenta meglio la sua personalità?
È difficile rispondere, perché le passioni automobilistiche si evolvono continuamente. Probabilmente direi la mia prima Ferrari, una 355 Berlinetta, oppure la mia prima Bentley degli anni ’90. Le Bentley Continental di quel periodo sono le ultime realizzate interamente a mano e, tra l’altro, nel 2019 ho dedicato loro un libro.
Milano in una parola.
Dinamica.
Il più grande errore che vede fare ai giovani imprenditori.
Pensare solo al denaro.
Un luogo nel mondo in cui riesce davvero a staccare la spina.
La Sardegna fuori stagione.
Quale talento avrebbe voluto avere?
Poter cantare o suonare in un gruppo. La musica è sempre stata parte della mia vita e la considero qualcosa di magico, capace di muovere sentimenti profondi. Cantare e suonare è sicuramente un’esperienza davvero speciale e unica. Magari un giorno!
Quindi se domani salisse sul palco con la sua band, quale sarebbe la prima canzone che vorrebbe suonare?
Ho sempre amato la canzone “What a Wonderful World”. La canzone era uscita in un momento di grande ten- sione sociale, ai tempi della guerra in Vietnam, come messaggio positivo, legato alla natura e alle persone buo- ne, che sono le parti più straordinarie del nostro mondo.
Se potesse cenare con un personaggio del passato, chi sceglierebbe?
Mio nonno Guglielmo, fondatore tra l’altro di Larusmiani.
Ottobre 2026 - Autore: Carolina Genna | Edizione: Issue 30 - LA GUERRA DEI MONDI



