Vita da Boomer Milanese
Camicia sbottonata, catenina d’oro al collo, un Campari sempre tra le mani mentre lo sguardo corre da una “sbarbata” all’altra. La vita del Boomer si svolge sullo sfondo dei luoghi simbolo della milanesità, accompagnati da una parlata e una gestualità che in poco tempo lo hanno reso un’icona social. Dietro questa maschera si cela Gabriele Celia, 40 anni, consulente cresciuto all’ombra della “Madunina” nel capoluogo lombardo. In pochi anni ha ha messo in piedi una pagina che oggi conta quasi 440 mila follower, conquistati una boutade dopo l’altra.

Chi è il Boomer milanese?
È il tipico bauscia, lo spaccone da bar, quello che la sa più lunga degli altri. È uno che tende a straparlare, a ingigantire i fatti, infatti viene chiamato anche “bavetta” perché a furia di blaterare ha una bella salivazione. Ha una sua filosofia di vita che potremmo riassumere con la formula “godimento a rito immediato”. È uno che non crede nei valori convenzionali come il matrimonio o il duro lavoro e infatti sta sempre al bar a raccontare storie più o meno credibili.
Il Boomer è un personaggio ispirato a tuo padre che oggi non c’è più. Gli sarebbe piaciuto?
Penso proprio che gli sarebbe piaciuto!
Era un personaggio così estremo?
Era un personaggio da derby, da locale in via Monte Rosa. Aveva un po’ quel modo di fare alla Mauro di Francesco. L’atteggiamento del Boomer rimanda ai ricordi di mio padre, quando ancora lavorava in centro a Milano in via Largo Augusto o nella zona di piazza Beccaria. Mio padre era uno che riconosceva la gente che contava in città, osservandola mentre andava per la sua strada. Per esempio, ricordo quando vedeva passare Enrico Cuccia e subito diceva a mia madre o agli amici: “Oh ma lo sai chi è quello lì?? È Enrico Cuccia, il banchiere! Quello è uno che conta!”. E ricordo anche quando diceva di aver visto in un locale Moana Pozzi, Ciro Pomicino, Salvatore Ligresti, Renato Vallanzasca che girava con il Jaguar per Milano… Ricordi e sparate (o presunte tali) che oggi porto nel mio personaggio.
E tu un po’ ci assomigli al Boomer?
C’è molto di me devo dire. Quando sono in compagnia con gli amici esce quel lato goliardico del Boomer milanese. Lo noti nei momenti di spensieratezza. Infatti alcune persone che sanno esattamente chi sono si stupiscono di quanto il mio modo di fare sia simile a quello del personaggio perché un po’ parlo così, perché la voce è molto simile, anche se ovviamente non sono così scanzonato. Il Boomer è la versione di me portata all’estremo. Però alcuni dei suoi tic sono i miei, il modo di comunicare, quello di gesticolare, il modo di stare seduto. E credo che molto faccia parte di un imprinting lasciato da mio padre.
Però c’è tanto di te che spesso non racconti: la passione per l’antropologia, la sociologia, l’ arte…
Pure la filosofia. Vorrei cercare di portare questi miei interessi all’interno del Boomer. Un po’ lo sto già facendo con riferimenti storici che richiamano i costumi di un’Italia che ormai si può solo raccontare e non più vivere in prima persona. La cosa in questo caso funziona perché il Boomer è talmente millantatore che non rimane all’interno di un periodo storico ben delimitato ma spazia dagli anni di Piombo, a quelli dei paninari, fino agli yuppies. Vorrei provare a fare dei contenuti più articolati, ma bisogna seguire le regole delle piattaforme, tenere conto che l’attenzione dell’utente è totalmente diradata e restare ancorati a un linguaggio social.
E le velleità artistiche? Verità o sparata da Boomer?
Da bambino ho sempre avuto la passione del teatro. Avevo una memoria fotografica e ricordavo integralmente lo spettacolo TuttoBenigni 95/96. E pure i film, come quelli di Pozzetto, di Abatantuono. Mi sono appassionato anche al mondo della scrittura, e non ti nascondo che ho dei pamphlet che custodisco sotto chiave in attesa che diventino le nuove Bibbie dell’umanità. E dipingevo; ho avuto dei maestri di pittura e ho sperimentato diverse tecniche: olio, acrilico e pure le bombolette, che però non ho mai usato per imbrattare i muri della città, lo giuro!
Hai detto più volte di essere fortissimo con le imitazioni, come mai non le sfrutti di più?
In effetti ne so fare tantissime, e tutte azzeccatissime! Il toscano, il napoletano, il pugliese mi vengono naturali, da sempre. Solo che essendo un profilo nato sotto forma di Boomer milanese e non di Gabriele Celia che fa mille personaggi, come fanno molti content creator, resto in qualche modo geolocalizzato su Milano e sul suo bauscia.
Hai mai pensato di uscire dal tuo personaggio, per esplorare nuovi mondi?
Credo che un’opportunità potrebbe arrivare dalla tv, dal teatro o da YouTube. Un grande limite resta quello del filtro, che da un lato è un valore aggiunto che dà spessore al personaggio, dall’altro mi limita perché senza filtro non c’è il Boomer. Però ho idee o progetti per poter andare oltre i social.
Come spieghi il successo, quello del Boomer, che usa un linguaggio ormai caduto in disuso?
Il mio personaggio prende a piene mani dalle epoche passate, quando in città c’erano i milanesoni. Il mio successo è legato all’aver rispolverato dei termini che a Milano erano molto in voglia negli anni ’80, l’argò se vogliamo usare un termine altisonante. È questo mio ripescare dal passato ad aver contribuito a creare hype attorno al personaggio: “la sbarbata”, “il carro”, oppure che ne so… “Tu sei scemo dove ti pettini!”.
Nel tuo rifarti al passato ti rifai alla tua memoria fotografica, o c’è anche dello studio dietro?
C’è lo studio e ci sono anche le mie passioni di cui ti parlavo. Faccio un esempio: la figura dello yuppies in Italia nasce con la caduta del muro di Berlino. L’Italia era inebriata dall’aria di progresso, il reaganismo, tutte condizioni che hanno creato delle promesse che poi sono state puntualmente disattese. L’Italia si sentiva più ricca di quello che era realmente: c’erano le case al mare, le case in città, una crescita che poi abbiamo capito essere più artificiosa che reale. Poi negli anni seguenti ci è arrivato il conto. Ed è di quel periodo che parlo io con il Boomer. Quindi sì, studio. Ma conosco la storia del nostro Paese, la Prima Repubblica e i moduli culturali che si sono sviluppati in quel periodo. Tutto si coniuga con una Milano che al tempo guardava a New York, a Wall Street. Il mio personaggio nasce e ragiona come se quegli anni li avesse vissuti davvero.
Avevi detto che avresti mantenuto l’anonimato finché il Boomer non fosse diventato un lavoro. Quindi oggi possiamo dire che lo è?
Devo dire che non lo considero ancora tutt’ora un lavoro, ma qualcosa che mi sta aprendo a maggiori opportunità. Io ragiono così: “Oggi questo è il tuo lavoro per qualche anno”. Però non ci faccio mai affidamento. Il mio lavoro è essere creativo, il resto passa. Poi il creator è ancora una figura poco riconosciuta: la gente pensa che accendi il telefono e dici quattro minchiate e il gioco è fatto. Non è assolutamente così.
E non ti piacerebbe capitalizzare di più la visibilità che ti offre il boomer?
In un’epoca in cui tutti vogliono apparire, io mi sento lontano da questo modo di pensare. Addirittura, anziché usare i filtri per rendermi più bello, più appetibile, io li uso per storpiare il mio volto. Sono molto più bello in realtà! È un aspetto interessante dal punto di vista sociologico: i filtri vengono usati per sentirsi maggiormente accettati. Io l’ho fatto sostanzialmente perché avevo un’urgenza comunicativa da esprimere.
Sei anche un po’ atipico come creator perché pubblichi poco, come mai?
Infatti le agenzie mi dicono che devo pubblicare di più. Ma io non racconta la mia vita minuto per minuto, non mostro cosa ho fatto oggi, cosa ho mangiato, i locali dove vado. Penso che chi la vede così non stacca mai. Invece a me serve tempo per pensare. Riportato nella vita reale, questo atteggiamento, che io potrei tradurre in continue bevute con gli amici a sparare minchiate, diventa un po’ pesante. Se lo fai una o due volte alla settimana, è tempo che usi per staccare, non vedi l’ora di vedere i tuoi amici, eccetera. Invece, se questa cosa ha una cadenza giornaliera, vuol dire che si è diventati una compagnia di dementi.
Ti sei immaginato uno scenario in cui non servirà più usare il filtro da Boomer?
Eminenti scienziati dell’Università di Harvard stanno cercando di studiare il fenomeno, però sì, diciamo che ho iconicizzato troppo la figura del Boomer quindi uscire allo scoperto con il proprio volto è una scommessa. Non dico che non funzionerebbe, però vedo nel teatro o nella tv una possibilità. Come dice il Boomer: “Se ne avessi avuto la testa, a quest’ora sarei stato Papa!”. Ma anche il mondo della consulenza è un’opzione, ora che sguazzo in questo mondo da ormai due anni e mezzo.
Anagraficamente non sei una persona nata senza i social: che opinione avevi di questo mondo?
L’ho conosciuto una volta che mi ci sono immerso. Non guardavo assolutamente i reel, mi seguivano gli amici d’infanzia e di università, non sapevo nemmeno pubblicare i video. Ho imparato tutto da autodidatta, pure il montaggio. Siamo nell’epoca del famigerato quarto d’ora di notorietà. Ma la tua considerazione, il tuo apprezzamento passa tutto attraverso un algoritmo che ha criteri totalmente astratti. Ci sono delle persone che ne rimangono soggiogati, soprattutto i ragazzi più giovani che faticano a scindere la loro identità da quello che succede sui social. Soprattutto, quando l’algoritmo decide di penalizzarli per qualche oscuro motivo, iniziano i problemi seri. Le nevrosi da like e da commenti sono solo un esempio dei tanti che si possono fare. Io ho 40 anni, ho un filtro che mi occulta il volto, ho una percezione relativa della notorietà del Boomer.
E dei creator che hai conosciuto, cosa pensi?
Ognuno ha la sua personalità, qualcuno vive la notorietà in modo più affannoso di altri. Ci sono quelli che non riescono mai a staccare, quelli che raccontano tutto quello che fanno e che dipendono dal giudizio che gli utenti esprimono. Poi ci sono persone che la vivono meglio. Ma penso che non ci sia molta differenza da quanto succede nel mondo dello spettacolo, della musica o del teatro.
Un personaggio invece che hai conosciuto dal vivo e che ti ha stupito in positivo?
Dal punto di vista umano direi Lorenzo Ruzza. È una persona molto umile e disponibile. Poi ho fatto amicizia con Frank Gramuglia, che mi ha raccontato la storia di come è diventato chi è oggi. Poi Napoli Centrale e i ragazzi di Milano Says, con cui siamo diventati amici e abbiamo fatto un sacco di bei contenuti.
Nella Milano di oggi ci mancano un po’ personaggi come il Boomer?
Sì, assolutamente. Quando vado da Cucchi, da Gattullo o nei bar più rappresentativi della città non se ne vedono più di personaggi così. Mentre una volta io mi ricordo che erano lì fuori seduti al tavolino con questo fare da viveur e millantavano, parlavano. Era tutta una dinamica diversa. Erano più conviviali mentre ora i milanesi sono molto composti.
Dove resiste quella milanesità?
Magari qualcuno ogni tanto lo vedo al mercato di Viale Papignano. Di solito sono i commercianti che hanno ancora quel modo disinvolto di fare e di rapportarsi.
Come nasce, come raccogli l’idea per un contenuto?
Io mi rifaccio agli accadimenti della vita quotidiana, cioè appena mi viene un’idea la pubblico. E poi soprattutto consideravo il fatto che il Boomer è sempre al bar, spesso le intuizioni arrivano proprio da lì. Mi viene un incipit e da lì parto di fantasia.
Su cos’è che non si scherza?
Cerco sempre di evitare qualsiasi cosa che può offendere la sensibilità delle persone. Penso che si debba ridere con le persone, non delle persone. Perché non sai mai dietro quella persona che universo c’è, che sensibilità, che cosa ha vissuto. Non lo puoi sapere.
Ti definiresti un vero gaudente?
Se per gaudenza intendiamo la gratificazione a rito immediato, no. Io sono uno che apprezza anche le piccole cose della vita, amo stare seduto a fare colazione una mattina tranquillo con il caffè, la brioche… per me è un atto di gaudenza massima, mi dà libidine. E poi stare con gli amici.
Un episodio da vero edonista che ti è capitato?
Una volta avevo preso un pedalò nella riviera adriatica per prendere il sole da solo, in pace. Me ne stavo così bello e beato che mi sono addormentato e quando mi sono svegliato ero letteralmente alla deriva mentre la corrente mi portava verso l’Albania. Sono stato aiutato da una barca che poi mi ha riportato a riva.
La sparata di quel Boomer va più fiero?
Ne ha sparate talmente tante il Boomer… dalle serrate con Moana Pozzi, quando si accorge dello SPID e inizia la corsa contro il tempo. Uno di quelli che mi hanno dato più soddisfazione è il test della milanesità con la martellata sulla mano. Un po’ un test della cadrega 2.0.
Progetti di cui sapremo presto qualcosa?
Sicuramente il mio sito internet, dove appunto parlo della Boomer Agency. Poi di progetti ne ho diversi, però per scaramanzia non ne parlo ancora.
Vuoi lanciare il sito come lo lancerebbe il Boomer?
Comunque andrà sarà un successo!
Ottobre 2026 - Autore: Carolina Genna | Edizione: Issue 30 - LA GUERRA DEI MONDI



