Il futuro, insieme: Anna Tria racconta il Gruppo Fintria
Da Step Impianti, nata a Trieste nel 1995, a un Gruppo che oggi riunisce sette aziende tra impiantistica industriale e immobiliare, e ha costruito la propria crescita attraverso diversificazione, innovazione e una progressiva apertura ai mercati nazionali e internazionali. Nel 2014 la nascita della Holding a Roma ha dato una struttura comune a questo percorso, oggi guidato da Pompeo Tria insieme ai figli Paolo e Anna e a Maurizio Bottazzi.
Anna, però, questa storia non l’ha semplicemente vista crescere: ci è cresciuta dentro. E oggi si trova dall’altra parte, a contribuire in prima persona a decidere dove portarla. È da qui che partiamo, dal rapporto con un’azienda che è stata prima di tutto parte della sua vita e che oggi è anche il suo lavoro, le sue responsabilità, il suo futuro.

Anna, tu sei cresciuta dentro un’azienda che tuo padre, Pompeo, ha costruito praticamente da zero. Quando hai capito che quella non sarebbe stata soltanto “l’azienda di famiglia”, ma anche una parte importante della tua vita?
Esatto, è corretto dire “sei cresciuta dentro un’azienda” perché, effettivamente, come capita spesso a chi ha genitori imprenditori, si cresce all’interno di una realtà imprenditoriale sia come giovani persone, attraversando le normali fasi della vita, sia come giovani professionisti che imparano fin da subito a gestire responsabilità e scadenze, ad avere a che fare con un mondo adulto che ha una sua terminologia specifica e le proprie regole. Credo quindi che non si possa definire il momento preciso in cui ciò accade: fin da subito si dia la doverosa importanza a una realtà complessa e variegata come l’impresa, a prescindere dalle dimensioni e dal numero di persone che la compongono. Per andare avanti ci vogliono sicuramente sacrificio e un forte senso del dovere, ma soprattutto la capacità di lavorare uniti. Sono sicura che stiamo trasmettendo i medesimi principi anche alle nuove generazioni.
Immagino che lavorare in famiglia abbia dei privilegi, ma anche delle complicazioni. Qual è la cosa più bella e qual è quella che invece può pesare di più?
Sono una persona a cui non piace parlare per assoluti ed evito con tutta me stessa le lamentele. Cerco sempre di focalizzarmi sugli obiettivi che devo raggiungere e che dobbiamo raggiungere come squadra e come Gruppo, con entusiasmo ma anche con un senso critico molto elevato, per permetterci di arrivare ai nostri risultati nel miglior modo possibile. Per rispondere alla domanda, in un ambiente altamente dinamico come la nostra realtà aziendale e, conseguentemente, familiare, non c’è una situazione migliore di un’altra. Non le chiamerei nemmeno privilegi o complicazioni, bensì obiettivi e sfide.
C’è una certa retorica sull’azienda familiare e sul passaggio generazionale: spesso si parla di continuità, valori, tradizione. Ma nella realtà, quanto bisogna anche avere il coraggio di disobbedire a chi ha costruito tutto prima di te?
Il nostro Fondatore, il Presidente Pompeo Tria o, come preferisco chiamarlo io, papà, ci ha insegnato molto e, tra le numerose lezioni apprese insieme sul campo, ci sono anche l’autonomia di pensiero, la capacità di portare avanti le proprie idee in modo costruttivo e, soprattutto, la diversificazione e l’innovazione. Mi dispiace dissentire nuovamente dalla domanda, ma effettivamente non si costruiscono né un Gruppo né una base solida attraverso le ostilità. Il coraggio è sempre importante, ma altrettanto lo è il rispetto e una comunicazione efficace.
E proprio l’autonomia di pensiero, la diversificazione e l’innovazione sembrano essere parte di una crescita che, nel vostro caso, è stata sempre condivisa. Oggi Fintria riunisce realtà molto diverse tra loro: che cosa le tiene davvero insieme, al di là del fatto di appartenere alla stessa holding? C’è una cultura comune che riconosci in tutte le aziende del Gruppo?
Sì, come detto precedentemente, la condivisione dei principi e dei valori è alla base della crescita di qualsiasi realtà. La sintonia tra i nostri collaboratori e la sinergia con loro e tra noi sono essenziali per continuare a crescere in armonia.
In un sistema così articolato, da donna inserita in una realtà industriale che nasce in un mondo tradizionalmente molto maschile, ti è mai capitato di sentire di dover dimostrare qualcosa in più?
Fortunatamente non ho mai dovuto affrontare direttamente un divario di genere nel nostro ambiente lavorativo. Tuttavia, credo che, in un contesto sempre più competitivo, il dover dimostrare costantemente il proprio valore sia una realtà comune a molte persone. Allo stesso tempo, non posso negare che le difficoltà che le donne incontrano nel settore siano ancora concrete e presenti. La mia strategia per affrontare queste sfide è sempre stata quella di affidarmi alla professionalità, alla competenza e ai risultati, che considero strumenti fondamentali per raggiungere qualsiasi traguardo.
Sei quindi arrivata a costruire il tuo ruolo senza dover necessariamente rompere con quello che avevi intorno. Ma quando pensi al futuro di Fintria, c’è qualcosa che senti più di ogni altra di avere la responsabilità di custodire?
Le mani che compongono, o in questo caso, lavorano all’interno di un Gruppo, per definizione, sono sempre più di due. In qualsiasi caso, io direi sempre che insieme siamo più forti e andiamo più lontano. È importante, inoltre, ricordarsi sempre da dove si è partiti. Quindi proteggere la nostra memoria è una responsabilità degli imprenditori ma anche di tutte le persone che ne condividono gli obiettivi futuri.
E quanto di questa storia, secondo te, riesce davvero ad arrivare a chi guarda Fintria dall’esterno? Qual è la cosa che ancora oggi rischia di non essere capita?
Lavoriamo molto sulla comunicazione proprio per assottigliare quella distanza che, alle volte, si crea tra il mondo industriale e la collettività, anche se, alla fine, in una città come Trieste molti lavorano in questo settore. È importante che realtà come la nostra aprano senza timori le porte di casa, anche per mostrare quanto si stia evolvendo il nostro mondo e quanto lavoro ci sia dietro.
Fin qui abbiamo parlato soprattutto di Anna, del suo ruolo e del suo modo di vivere l’azienda. Ma la storia del Gruppo Fintria è, inevitabilmente, anche una storia familiare. E se Anna rappresenta lo sguardo di una nuova generazione, quella storia passa necessariamente anche attraverso la voce di chi l’ha iniziata: suo padre, Pompeo Tria, fondatore del Gruppo. A questo punto, allora, vale la pena lasciare che siano entrambi a raccontare un tema che li accomuna: il rapporto con Trieste, con il territorio e con la comunità che li circonda.
La capofila del Gruppo, Step Impianti, è nata a Trieste ed è cresciuta mantenendo un legame molto forte con questa città, pur aprendosi al mondoChe cosa ti ha dato Trieste, personalmente, che ti porti dietro anche quando sei lontana?
Anna Tria: Trieste è la mia città natale e mi ha sempre trasmesso un forte senso di appartenenza. Da qui nasce anche la volontà di stare sempre vicini alle iniziative locali con cui condividiamo principi e valori, come può essere, ad esempio, Let’s Move. Quando sono lontana, cerco di condividere la nostra cultura e di invogliare le persone a venirci a trovare ma cerco anche di imparare cose nuove per arricchire il nostro bagaglio culturale.
Quanto è importante per Gruppo Fintria e Step Impianti sostenere iniziative di questo tipo, che contribuiscono a valorizzare il territorio?
Pompeo Tria: Noi siamo innanzitutto un’azienda, anzi, un gruppo che conta diverse realtà, la maggior parte sul territorio triestino. Per questo sentiamo il dovere di restituire qualcosa alla città e di fare la nostra parte. Il nostro compito non è soltanto realizzare grandi lavori, ma anche avere la capacità di allargare le nostre iniziative a diversi ambiti, compreso quello dello sport.
Anna Tria: Lo sport per noi è davvero importante. Le nostre aziende credono fermamente nel valore della squadra. Abbiamo organizzato anche attività di team building insieme alla prima squadra della Pallacanestro Trieste ed è stata un’esperienza ricchissima: abbiamo fatto giochi di squadra e attività che hanno permesso alle persone di capire che, insieme, si può vincere.
Pompeo Tria: Io sono anche presidente di Trieste Atletica e conosco bene quanto i cittadini triestini siano legati allo sport. Non dimentichiamo che Trieste è una delle città più sportive d’Italia. Crediamo quindi che sostenere lo sport significhi anche contribuire alla crescita della città e delle persone che la vivono.
Se doveste scegliere una disciplina sportiva da provare oggi, quale scegliereste?
Anna Tria: Sono in difficoltà, perché effettivamente c’è l’imbarazzo della scelta. Ogni sport ha il suo obiettivo, il suo perché, e faccio fatica a sceglierne uno. Ma, da donna, direi forse la difesa personale, una disciplina legata alle arti marziali In questo momento storico potrebbe essere un ottimo aiuto per noi donne e la fluo night run che unisce perfettamente il benessere al divertimento in modo creativo e collettivo
Pompeo Tria: Alla fine, che si parli di sport o di azienda, il concetto è sempre quello: la squadra. È fondamentale creare un gruppo coeso, nel quale le persone sappiano di poter contare le une sulle altre. Lo sport ci insegna proprio questo.
C’è quindi un’affinità fra sport e impresa.
Anna Tria: Certo, lo sport ci insegna anche a cambiare pelle, a metterci alla prova, a uscire dalle abitudini. È quello che cerchiamo di fare anche nelle nostre aziende: creare occasioni che permettano alle persone di confrontarsi, di fare squadra e di crescere insieme.
Pompeo Tria: Questo è qualcosa che facciamo quotidianamente. Siamo abituati a una crescita importante e sappiamo che davanti a noi ci sono altri obiettivi e altri traguardi da raggiungere. E vogliamo farlo con l’impegno di tutti. E sempre tornando allo sport, anche nel lavoro l’entusiasmo è fondamentale.
Anna Tria: Sì, e io credo che mio padre sia diventato, in qualche modo, anche il padre di tante delle persone che lavorano con noi e che fanno parte di questa città. Ci ha insegnato il senso della responsabilità, a non fermarci davanti alle difficoltà e ad andare avanti tutti insieme verso un obiettivo.
Dopo aver ascoltato anche la voce di Pompeo, torniamo ad Anna. Perché dietro la CFO, dietro il ruolo e dietro il cognome c’è una persona che ha costruito il proprio percorso dentro questa storia, ma anche fuori da essa.
Citando di nuovo Let’s Move: qual è il tuo rapporto personale con lo sport? Sei una persona che ha bisogno di muoversi per stare bene oppure, dopo una giornata di lavoro, l’idea di fare sport ti sembra l’ennesimo impegno?
Amo l’attività fisica, quando posso, indosso le mie scarpe da ginnastica e mi ritaglio del tempo per me stessa.
Dopo una giornata passata tra numeri, responsabilità e decisioni, che cosa fai per tornare semplicemente Anna? Hai un modo, un posto, una persona, una piccola abitudine che ti rimette in equilibrio?
I miei affetti sono sicuramente una fonte importante di serenità, e la serenità costituisce equilibrio. In generale, credo che tutto l’entusiasmo per ciò che facciamo rappresenti da sempre la giusta dose di motivazione per bilanciare il nostro animo.
Dici che, crescendo all’interno di una realtà imprenditoriale, impari presto che la ricetta del successo è essere se stessi. Che cosa vorresti allora che le persone che lavorano con te capissero di Anna che magari il ruolo di CFO non lascia vedere?
Con questa penultima domanda chiudiamo un po’ il cerchio con la prima. Quando cresci e ti formi all’interno di una realtà imprenditoriale, impari molto presto che la ricetta del successo è sempre essere se stessi. Non ho creato barriere umane: si può essere professionali, rispettare gli spazi di tutti ed essere comunque autentici.
E forse proprio questo ci porta alla fine: se potessi mettere per un attimo da parte aspettative, responsabilità e obiettivi, che cosa ti piacerebbe ancora fare, imparare o diventare semplicemente per te stessa?
Tutto ciò che ancora non conosco e poter sostenere le imprese nel loro percorso di crescita . Come mi ha insegnato mio padre, mai porsi limiti.
Ottobre 2026 – Autore: Carolina Genna | Edizione: Issue 30 – LA GUERRA DEI MONDI



