Francesca Busi: outfit check!
La voce irriverente che riscrive le regole della moda
Francesca Busi, classe 1994, debutta sui social nel 2021 con l’apertura del suo canale TikTok. Appassionata di moda e cultura pop dalle forti influenze americane, conquista in pochissimo tempo una community che oggi supera i 700 mila follower. Grazie al suo stile ironico e irriverente, Francesca riesce a polarizzare e allo stesso tempo fidelizzare il suo pubblico, diventando una voce riconoscibile nel panorama digital. Tra i suoi format più noti spiccano “Che catzo mi metto” e le recensioni dei red carpet, sia nazionali che internazionali. Le sue capacità critiche e il suo occhio attento per lo stile le valgono la partecipazione a Sanremo 2023 come inviata ufficiale di TikTok per intervistare gli artisti in gara, e il ritorno al Festival nel 2024 con un podcast realizzato in collaborazione con L’Oréal Professionnel dedicato ai look degli artisti. Francesca è stata inoltre reporter per Campari all’80ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia ed è stata selezionata dalla Camera della Moda come giurata per la scelta degli otto designer del progetto “Designers for the Planet” durante la Milano Fashion Week di settembre 2023. Nel suo portfolio figurano già collaborazioni con brand di primo piano come Valentino, Bulgari, Etro, Max&Co, Calzedonia, L’Oréal Paris, Campari, Lancôme, Estée Lauder, Garnier, Warner Bros, Sky e molti altri.
Francesca Busi, ormai fieramente su Tik Tok & co. dal 2021. Ti ricordi qual è stato il primo contenuto di cui sei stata davvero fiera?
Non ne ho uno in particolare, però ricordo i primissimi video sui cambiamenti delle celeb perché a pochissimi giorni dall’apertura del mio profilo TikTok, quel genere di video iniziò a diventare virale. Dietro c’era una gran lavoro di ricerca, come c’è tutt’ora, quindi assistere al loro successo, vedere l’ottimo riscontro da subito mi ha fatto capire che forse era la strada giusta e che il mio impegno mi stava ripagando.
Cosa ti ha spinta a parlare proprio di moda e pop culture? Quando hai capito che la gente ti stava davvero ascoltando?
Ho iniziato con i prima e dopo, ma non volevo fossilizzarmi solamente su quel genere di contenuto, quindi, dopo alcuni mesi, ho provato a integrare con la moda e il gossip, due mie passioni da sempre, mantenendo una chiave irriverente, e devo dire che ha funzionato. I feedback sotto ai miei video mi hanno fatto capire che gli argomenti erano interessanti, piacevano al mio pubblico e che dovevo continuare per quella strada.
Ma let’s dive in! Stagione autunno/inverno: quali i trend moda che ti stanno entusiasmando di più?
L’animalier. L’ho sempre amato e ora sono contentissima di vedere molte di queste stampe addosso alle persone.
E quelli che invece speri finiscano presto? Per dire, qual è il capo che quest’anno vedremo ovunque e che tra sei mesi ci farà chiedere “perché”?
Lo stile boho chic: mai piaciuto. E i jeans skinny, che speriamo di vedere il meno possibile.
Ma secondo te chi detta davvero i trend oggi? Sono ancora le maison storiche a dettare le regole o ha più potere una celebrità che posta un look mentre magari esce a prendersi un caffè?
Direi la seconda. Le celebrities, e alcune in particolare, con una grossa fan base, sono dei trend setter importanti. I look per andare alla lezione di pilates, o per fare benzina o per andare a cena con un’amica sono quelli a cui si ispirano maggiormente le persone, soprattutto chi è della mia generazione o più giovane.
Spostiamoci sul red carpet: quale celebrità ha vinto il premio 2025 “glow up improvviso” e chi invece quello “torna dalla stylist, ti prego”?
Assolutamente Lindsay Lohan e Kylie Jenner. In qualche modo sono simili perché entrambe avevano uno stile e un look che non le valorizzava, mentre adesso sono cambiate molto sia in termini di aspetto che di styling. Heidi Klum invece è una di quelle celeb che spero cambi stylist al più presto.
Qual è (o quali sono) la tua celebrity crush quando si parla di stile?
Ce ne sono diverse ma tra le più cool c’è sicuramente Zoe Kravitz. Negli ultimi tempi mi piacciono molto anche Kendall Jenner e Hailey Bieber perché il loro stile molto minimal è quello che preferisco su di me.
E se ti dico flop moda più eclatante tra i VIP in questi ultimi mesi, chi ti viene in mente?
Katy Perry.
Se potessi diventare la stylist di una celebrità, chi sarebbe la tua “opera di bene” di questo 2025?
Mi viene da ridere, ma direi Bianca Censori.
Da dietro le quinte, e addirittura dietro uno schermo, sei stata velocemente catapultata nel mondo sfavillante di cui con sagacia e ironia parli da anni. Com’è stato ritrovarsi in prima linea? È tutto oro quel che luccica?
No, non lo è. Ma è quel che accade un po’ a molte altre situazioni e contesti che uno si immagina come idilliaci. Ci sono sempre i pro e i contro. Mi ha fatto strano iniziare parlando di una sfilata dietro a un telefono, ad esempio, per poi ritrovarmi a commentarle in prima fila. Ora è diventato normale. A volte dimentico che una volta ciò che mi sembrava impossibile si è invece realizzato molto in fretta, e di questo sono estremamente grata.
Che rapporto hai personalmente con la sostenibilità nella moda? Pensi ci sia una maggiore consapevolezza, e non solo di facciata, fra i brand, ma anche fra i consumatori?
Da diversi anni, da ancora prima di fare questo lavoro, ho ridotto drasticamente il consumo di fast fashion, concentrandomi su acquisti mirati, di alta qualità e, dove possibile, made in Italy. Dedico molto tempo alla ricerca di pezzi vintage o di seconda mano, perché credo che la vera sostenibilità risieda nel dare una seconda, o terza, vita ai capi esistenti. Credo che ci sia indubbiamente una maggiore consapevolezza generale, ma è una risposta complessa. Lato brand, l’attenzione è alta, spesso per necessità di compliance o per intercettare il mercato. Molti si impegnano davvero, ma i colossi purtroppo cadono ancora nel greenwashing, usando la sostenibilità come marketing superficiale. Lato consumatori, vedo un cambio culturale pazzesco: c’è sete di informazione e si privilegiano sempre più il vintage e le fibre organiche. Il vero gap rimane però nel potere d’acquisto: la moda etica è costosa e finché non diventerà la norma a prezzi accessibili, la situazione non cambierà di molto.
Autore: Carolina Genna - Edizione: Issue 29 - MR. DENIM



