Sympathy for Måneskin

Please allow us to introduce ourselves…

Ribelli e rockettari, riunitevi! Ho qualcosa da raccontarvi… Sono fermamente convinta che i grandi creativi di oggi, i liberi pensatori e la crème de la crème degli anticonformisti di successo, avevano – e forse hanno ancora – nella loro stanzetta pile e pile di CD e vinili, poster, magazines e playlist invidiabili. E penso anche che tutte queste cose avessero un solo grande protagonista: il rock. Probabilmente tutti abbiamo pianto sapendo che, no!, non avremmo mai visto un live dei Led Zeppelin, dei Doors o di altri grandi grandissimi del rock and roll. E probabilmente tutti noi, non appena usciva il biglietto per una di queste grandiose band ancora in attività, siamo corsi a comprare un biglietto, due biglietti, tutti i i biglietti, convinti che “ora o mai più”!

So per certo che, personalmente, è così che ho passato gli ultimi quindici anni della mia vita…e so per certo di non essere l’unica. In questi ultimi anni, però, è successa una cosa un po’ bislacca per noi, amanti senza speranze di una musica irraggiungibile nel tempo: qualcosa, qui, in Italia, adesso, si sta muovendo. E quel qualcosa si chiama Måneskin. Sono sicura che tutti voi li conosciate già: sono i vincitori della 71° edizione di Sanremo di quest’anno, i rivoluzionari, i vincitori dell’Eurovision Song Contest – a cui, fra le altre, va il merito di aver riportato l’Italia nel dibattito musicale internazionale dopo ben 31 anni! – e gli autori di un paio di canzoni che, ho come l’impressione, abbiate già canticchiato e fischiettato. Molti non pensano siano veramente rock, vma, come dicono loro, sticazzi! Perché lo sono, eccome!, e noi di Genius vogliamo farveli conoscere meglio. Soprattutto ora, a pochi mesi dall’uscita del loro ultimo album, Teatro d’Ira – Vol.I.

Ma andiamo con ordine: la band è composta da Damiano (voce), Victoria (basso), Thomas (chitarra) ed Ethan (batteria). Sono giovanissimi, romani e si sono fatti la gavetta sulle strade di Via del Corso. Il successo è arrivato con la loro partecipazione a X Factor, trampolino di lancio per un tour di ben 70 date fra Italia ed Europa. E Teatro d’Ira – Vol.I è il risultato di una maturazione durata anni: dai tantissimi palchi all’esperienza del tour italiano e del tour europeo e del tempo passato a Londra. In tutti questi anni, questi ragazzi hanno compreso quale fosse “la loro forma più naturale” e cosa li rappresentasse davvero, riuscendo a creare un sound che fosse loro e ruotando attorno a una sola parola d’ordine: crudezza. L’ultimo album è, infatti, un inno alla crudezza ritrovata, al ritorno all’analogico e alla voglia di dar voce a ogni singolo strumento. A un anno dall’inizio della pandemia, i Måneskin hanno puntato tutto sul power trio e sulla forza del live: l’intero album, infatti, vive di un’ottica live (“Noi nasciamo e moriamo live” hanno detto alla conferenza stampa) e i pezzi sono stati registrati in presa diretta per dar voce a un suono crudo, trasposizione della loro stessa natura. Per dar libero sfogo alla loro creatività non si sono posti limiti e ogni brano è scevro da limitazione temporali, strutturali o linguistiche. Le tracce, quindi, si incontrano e si scontrano fra i loro diversi estremi, conferendo all’album una varietà inedita e invidiabile. Unico leit motive, la natura scarna e l’anima cruda per raccontare “le molte sfaccettature di ciò che sentiamo e di ciò che è la nostra musica”. Sono giovani, freschi e, piaccia o non piaccia, in grado di dar voce a un’intera generazione e ai cambiamenti che vogliono vedere nel mondo.

“Sempre più ragazzi della nostra età sono informati, e stanno abbracciando tutte quelle categorie che sono state nascoste per anni sotto ai tappeti perché minoranze, troppo ingombranti e per tutta quella lunga serie di motivi. La nostra generazione è interessata e si sentono rappresentati. Parliamo di più di certe cose, ne parliamo meglio. E poi ci spostiamo sul lato pratico: ci stiamo anche spogliando di quei preconcetti con cui siamo stati educati. Sei un maschio? Giochi a pallone, ti metti i jeans, le sneakers e ti piacciono le donne…ma non è per forza così! Anzi, non dev’essere per forza così! E in molti se ne stanno accorgendo…e più gente se ne accorge e più si informa, più se ne parla e meno ci sarà bisogno di riparlarne perché sarà la nostra nuova normalità. E questa è la nostra speranza!” (Damiano).

Dualità, accettazione del contrasto e delle nostre nature poliedriche. Esempio della filosofia di questa generazione potrebbe essere il loro nuovo brano I Wanna Be Your Slave, un pezzo dal testo colorito che, al di là della volgarità delle immagini, vuole descrivere con crudezza tutte le sfaccettature della sessualità e l’influenza che hanno all’interno della vita di tutti i giorni. Si gioca molto sui contrasti: il master/lo schiavo; il bravo ragazzo/il gangster perché “una persona può essere entrambe le cose, senza dover scegliere per forza di cose quale delle due essere”. Il mondo va avanti e avanti deve andare anche la musica, e per restare in tema, il brano Paura del buio è un’aperta critica verso chi ha paura del progresso musicale, delle novità che i Måneskin, assieme ad altre band del panorama nazionale e internazionale, stanno apportando a un mondo che, di per sé, vive di fluidità e di cambiamento. L’unico, forse, in cui avere paura è vietato. Insomma, il tempo dei poster in camera può anche essere passato, ma non lasciatevi scappare quel senso di euforia dato da un bel riff! Fidatevi: qualcosa di eccezionale, adesso, in Italia, sta succedendo.

A Sanremo avete fatto la rivoluzione. Condizione, questa, che vi ha permesso, da un lato, di svecchiare un Festival ormai stanco, e dall’altro, di ampliare ulteriormente la vostra piattaforma. Ma che cos’ha da raccontare e da dire il rock contemporaneo oggi? Victoria: Noi siamo molto trasparenti nella nostra musica. Ciò che abbiamo da dire, lo esprimiamo attraverso le nostre canzoni, e penso che si senta, anche nei testi. Fare questo tipo di musica è stata una scelta particolare, soprattutto oggi… perché non è propriamente il genere da classifica. Però così noi sentiamo di essere liberi di esprimerci al massimo, facendo una cosa che ci piace e che ci rappresenta, fregandocene delle cose comuni e delle imposizioni.

Quale pensate sia il ruolo che, a oggi, la musica, e il rock nello specifico, ha all’interno dei processi di trasformazione ed evoluzione del tessuto sociale e culturale? Damiano: Nella storia, la musica è sempre stata un veicolo potentissimo per tutti i messaggi, soprattutto per quelli sociali. Nonostante i cambiamenti, la musica è ancora oggi uno strumento di comunicazione fondamentale, capace di arrivare alle masse e di esercitare un ruolo importante.

Quindi, la musica possiede ancora quel potere propulsivo capace di scuotere gli animi e portare a una maggiore autoconsapevolezza e a un maggior awareness? Tutti: Sì, sicuramente!. Damiano: Però, forse, adesso, a causa dei social e del fatto che tutti hanno a portata di mano ogni singola notizia, può darsi che non sarà più la musica a dare quella smossa così importante. Ci sono tanti altri strumenti diversi ed è molto più facile accedervi.

Questi ultimi anni sono stati importantissimi per creare un sound che fosse vostro, e Teatro d’Ira Vol.I ne è la dimostrazione. Quali sono gli artisti che maggiormente vi hanno ispirato lungo questo percorso di costruzione identitaria? Victoria: Decisamente i gruppi storici, a partire dai Led Zeppelin, i Rolling Stones, gli Smiths e via dicendo. Sicuramente, molti degli altri gruppi che ci hanno ispirato moltissimo sono più contemporanei e partirei dai Royal Blood, dagli Slaves,  gli Arctic Monkeys, gli Strokes e così via. Tutta questa scena musicale ci è stata molto d’ispirazione e l’abbiamo trovata nelle nostre corde perché è una rivisitazione più contemporanea della musica rock classica. 

Da anni ormai, le classifiche italiane sono capeggiate da rapper e da trapper nostrani. Come sta reagendo il mondo dei giovani a questa ventata – apparentemente – nuova tutta rock? Thomas: “I nostri coetanei non sono abituati a questo tipo di musica perché magari non hanno la curiosità o non hanno l’abitudine del locale, così radicata invece a Londra con le band che suonano nei pub, le jam session…sicuramente c’è questa mancanza. Però penso che molti giovani vedano la nostra musica come una novità – anche se non è una novità -, come una cosa da scoprire, e così sono invogliati a scoprire.”
Diamano: “Secondo me i ragazzi sono molto incuriositi, e faccio quest’esempio: ieri un ragazzo con la tuta dell’Adidas e il borsello, cioè l’ultimo che io posso pensare sia un nostro fan, ci ha chiesto la foto e io non me lo sarei mai aspettato. Questo vuol dire che stiamo scavalcando le tipologie, è una musica per tutti. Non siamo una nicchia”.
Victoria: “Poi, vederci proprio suonare, fa effetto anche se non si è appassionati del genere […]. È vero: forse molti non sono abituati perché non è il genere più in voga in Italia al momento, però anche questa storia dei generi è limitante. E alla gente non interessa: se un brano piace, se lo sentono”.

Main focus di questo numero è la libertà di espressione e tutte quelle forme di comunicazione “inusuali” che esulano dalla comunicazione verbale o testuale. Prendiamo, per esempio, la body art, l’immagine in sé, l’estetica, il look. Cosa volete esprimere, ed esprimete, attraverso la vostra estetica gender fluid? Damiano: La nostra estetica ci aiuta a regolare il nostro messaggio. Il nostro focus principale è e sarà sempre la musica, però l’occhio vuole la sua parte. E lo facciamo soprattutto attraverso le immagini, l’attitudine, le movenze, il vestiario. Sono tutti strumenti utili per comunicare qualcosa, per esprimere un concetto e un messaggio, e questo è quello che cerchiamo di fare noi coi nostri outfit.

Parlando di musica di altri, qual è la canzone che più state ascoltando in questi giorni e che più vi ricorderà queste settimane e la vittoria a San Remo?
Tutti: Wow! Victoria: Pazzesco, io mi sto ascoltando molto The Hunter degli Slaves! Thomas: Io, un sacco, Paranoid Android dei Radiohead! Ethan: Personalmente, io ascolto una canzone uscita da non troppo tempo, cioè Trouble’s Coming dei Royal Blood! Damiano: Io Doorman degli Slowthai!

Autore: Carolina Genna | Edizione: Issue 17 - SEMPLICEMENTE ASIA

Carolina Genna

About Author /

Carolina Genna, classe ’91, è la caporedattrice di Genius People Magazine. Donna, madre, profana, il cinema è sempre stato la sua passione, ma le parole la sua grande ossessione.

Start typing and press Enter to search