Il metodo umano di Gian Enrico Gilardi
Di/By La Redazione
Per celebrare i suoi vent’anni di carriera, Gian Enrico Gilardi ripercorre un percorso che, per buona parte di questo tempo, si è sviluppato nei corridoi della televisione commerciale italiana, formandosi e affermandosi come manager nei mondi dei media, dell’advertising e dei contenuti. Un percorso che lui stesso definisce “solido, strutturato, prestigioso”. Con il tempo, però, quel contesto ha iniziato a mostrargli una mancanza per lui essenziale: il valore del capitale umano. Da qui la decisione di intraprendere un lavoro profondo su di sé col supporto di uno psicologo e di un coach e di riposizionarsi a livello personale e professionale. Ed è proprio da questa nuova prospettiva è nata GNRG Holding. GNRG – acronimo che intreccia il suo nome con l’energia di un nuovo inizio – è oggi una holding attiva nei settori media, sport, lifestyle, real estate e investimenti. Soprattutto, è un contenitore umano: un laboratorio in cui Gian Enrico seleziona progetti in cui crede davvero, affianca brand e imprenditori nei momenti di trasformazione e costruisce alleanze, strategie e storytelling autentici.
Dopo una carriera ventennale nella televisione commerciale italiana, qual è stata la scintilla – o forse la crepa – che ti ha fatto capire che era arrivato il momento di mollare tutto e cambiare?
Ho lasciato Mediaset quando ho sentito che il rispetto che ricevevo era più per il ruolo che ricoprivo che per la persona che ero. Quel rispetto passivo non faceva più per me. Volevo lavorare in ambienti dove fosse ancora importante la relazione autentica tra le persone, dove il cuore di un progetto contasse tanto quanto il business plan. Ho capito che se volevo essere coerente con i miei valori, dovevo cambiare strada.
Ti ritrovi, però, in una fase delicata: vieni cercato, corteggiato, accolto da imprenditori che desiderano portarti dentro le loro aziende, ma non sempre questi contesti si sono dimostrati all’altezza delle aspettative.
Ho accettato incarichi e ruoli in realtà che poi non erano pronti per la mia visione e per il mio desiderio di cambiamento. Mi sono trovato a vivere situazioni difficili, in cui il mio valore professionale veniva ignorato o addirittura sminuito. Ho sofferto molto, ho rischiato di perdermi.
E come ne sei uscito?
Ho intrapreso un lavoro profondo su di me, grazie all’aiuto di uno psicologo e di un coach che mi hanno accompagnato in un percorso di riposizionamento personale e professionale. Ne sono uscito con più consapevolezza, più centratura. Da quel punto è nata GNRG Holding.
Qual è la missione che ti sei dato fondando Gnrg Holding?
Oggi collaboro solo con realtà che mi risuonano. Ho imparato a percepire se una storia ha un cuore. Lo capisco dall’energia delle persone, dalla verità delle loro intenzioni, dalla trasparenza del rapporto. La mia bussola è il capitale umano: non investo più il mio tempo dove manca.
In uno scambio di pensieri, hai sostenuto che oggi puoi dire “sì” a un progetto solo se percepisci che “la storia ha un cuore”. Ma cosa significa, in termini pratici e soprattutto umani, riconoscere il cuore di una storia?
Ciocomiti è una piccola impresa di cioccolato di montagna, nata nelle Dolomiti. Quando l’ho incontrata, ho riconosciuto subito “il cuore” di cui parlavo. Mi hanno colpito la dedizione artigianale, il radicamento al territorio, la visione nel voler crescere senza perdere autenticità. Abbiamo lavorato sulla strategia, sul posizionamento, sull’identità del marchio. Oggi è una delle storie più interessanti di impresa dolomitica contemporanea.
Sempre a proposito di collaborazioni con un cuore, cosa puoi raccontarci del progetto che ha coinvolto Bikeflip?
Bikeflip è un progetto che mira a rivoluzionare il modo in cui in tutta Europa si acquistano e vendono biciclette usate e ricondizionate online. Si tratta di una realtà che mi ha colpito per la grinta del giovane team e per la grande determinazione. Dopo l’esperienza positiva con Ciocomiti, Trentino Invest, fondo che aveva già investito in Bikeflip, mi ha chiesto di occuparmi come Advisor anche di questa realtà. Insieme abbiamo lavorato per rafforzarne il posizionamento strategico e costruirne una narrativa capace di raccontarne il valore, portando il progetto all’attenzione di stakeholder, partner e potenziali investitori. Bikeflip è un perfetto esempio di sostenibilità concreta e innovazione sociale.
E del progetto realizzato in collaborazione con Alessandro Borghese e Aprilia cosa puoi dirci?
Bcode x Aprilia è un progetto che ho sviluppato con Alessandro Borghese e che ha unito il mondo delle due ruote e quello del digitale nel quale Alessandro ha investito, con un’operazione pionieristica: il primo Digital Product Passport dedicato alla moto da corsa di Max Biaggi. In questo caso non si è trattato di cucina, ma di una narrazione emozionale e tecnologica, capace di valorizzare un oggetto iconico con uno storytelling certificato. Abbiamo collegato performance, innovazione e passione italiana, dando vita a un contenuto digitale capace di parlare al mondo.
In una recente intervista hai affermato che attraverso Gnrg Holding sei riuscito a creare uno spazio umano e professionale in grado di rappresentarti davvero. Ma che cosa significa essere se stessi nel mondo del business? E quanto è importante?
Essere se stessi nel mondo del business è possibile. Non è un lusso, è una necessità. In passato ho indossato maschere per stare dentro sistemi che mi stavano stretti. Oggi no. Oggi chi lavora con me si aspetta esattamente la persona che sono. Questo ha cambiato tutto: ho smesso di chiedermi cosa devo essere per piacere e ho iniziato a domandarmi come posso contribuire restando fedele a me stesso.
E come hai tradotto questi valori anche all’interno della tua vita professionale e nella cultura interna di Gnrg?
C’è un’attenzione quotidiana alla relazione, al senso, al rispetto delle identità. Anche nei momenti più difficili, anche quando facciamo business, non dimentichiamo mai il perché. Questo rende il nostro spazio più autentico rispetto ad altri che ho vissuto. E le persone lo sentono.
Ritornando al topos dell’evoluzione, qualcuno potrebbe chiamare questa nuova fase della tua carriera quella del mentore.
Sicuramente oggi, rispetto a prima, ho il desiderio di restituire. Non mi interessa più solo costruire per me: mi interessa aiutare altri a costruire per se stessi. Se posso farlo con quello che ho imparato, sono felice di farlo.
Il punto di svolta, nella tua storia, è stato un incontro fatidico: un viaggio in auto con un nomade digitale, una persona appena conosciuta…
Mi ha detto una frase che non dimenticherò mai: ‘Tu hai un’energia molto forte, ma la stai usando per fare qualcosa che non ti rappresenta’. Quella frase ha innescato il cambiamento. Mi sono chiesto: e se avesse ragione?
E se oggi fosse tu a rivolgerti a un giovane manager intrappolato in un lavoro che non lo rappresenta?
Gli direi: non aspettare che il mondo ti riconosca, inizia tu a riconoscere te stesso. Il tempo che sprechi per essere conforme è energia sottratta alla tua autenticità. Non puoi brillare se ti nascondi.
Questa è una delle domande finali preferite da Genius: qual è la canzone che ascolti la mattina per iniziare la giornata?
A Sky Full of Stars dei Coldplay. Mi ricorda che la luce c’è sempre, anche quando non la vedi. Devi solo alzare gli occhi.
Febbraio 2026 - Autore: Carolina Genna | Edizione: Issue 29 – MR. DENIM



